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lunedì 12 dicembre 2011

Post di servizio


Questo non è un vero post, ma solo una breve comunicazione per dire che sono viva, stiamo tutti bene, eccetto qualche raffreddamento, ma il computer fa degli scherzetti abbastanza antipatici e mio marito ha voluto aggiustarlo …  Vi risparmio le discussioni sul “E’in garanzia, facciamocelo aggiustare da chi ce lo ha venduto” a “Lo aggiusto io, non ti preoccupare” e vi lascio con il dubbio di chi ha detto cosa.

Ora cerco di mettermi avanti con la tesi che ha avuto un arresto brusco e pericoloso (non voglio più pagare la retta universitaria, quindi mi devo sbrigare!!!!) per cui lascio un po’ da parte il blog, ma prometto di tornare!

sabato 12 novembre 2011

Costanza

2 giorni fa Costanza ha compiuto 2 mesi. È la piccolina di casa e mi dà moltissime soddisfazioni. Anche papi e Lele apprezzano molto la sua presenza, anche se il papi all’inizio era un po’ scettico. Mi piace molto stare con lei e mi ha fatto scoprire un mondo fantastico.
No, non parlo di una seconda figlia, ma un po’ è come se lo fosse, infatti Costanza è la mia pasta madre!
Ero un po’ scettica se partire o meno con questa avventura perché all’inizio bisogna starle dietro parecchio e bisogna buttare via parecchia roba. I primi tempi il pane non era un granché ma da qualche settimana sono proprio soddisfatta di lei!!!

Nei menù quotidiani non sono brava perché non sono molto creativa, per cui devo seguire una ricetta o un procedimento molto consolidato quindi mi demoralizzo molto o faccio spesso le stesse cose. Con i dolci e il pane invece dò il meglio di me. Mi piace vedere l’impasto crescere, prendere vita e trasformarsi sotto i miei occhi, anche se la ricetta è la stessa, il prodotto non è mai lo stesso e hai sempre un margine di miglioramento.

In questa foto non rende molto l’idea del suo sviluppo, ma purtroppo la foto figa in cui Costanza fa capolino dal coperchio, è sulla macchina fotografica di mia sorella.

lunedì 10 ottobre 2011

Storie di ordinaria follia

Il risveglio qui sta diventando un delirio. L’orario solitamente è lo stesso e le dinamiche non si discostano molto: ore 7, Lele si tira giù dal suo letto e viene nel nostro (se è già nel nostro, chiaramente questa parte salta!) dopo aver saltellato addosso a me e aver tirato qualche calcio al papà, scende dal lettone e si dirige verso il resto della casa.
A questo punto io cerco di cogliere i rumori e cerco di capire dov’è e cosa sta combinando.
Il papà si gira da una parte e si riaddormenta fra un suono di sveglia ed un altro.
Quando lo vado a cercare ho sempre delle belle sorprese: o ha tirato fuori tutte le padelle dal cassettone e cerca di impilarle una sull’altra, o sta mangiando qualche avanzo della sera precedente che non si sa bene dove abbia ritrovato, o ha rovesciato aceto balsamico mentre faceva i travasi (N.B. non lasciare mai l’oliera sul tavolo con il proposito di “la pulisco e la metto via domani”), o ha tirato fuori tutte le candeline dell’Ikea dal cassetto del soggiorno, ecc.
Faccio un bel sospirone e inizio a proporre tutto quello che c’è in casa per fare colazione e lui dice No a tutto. Solitamente ridico tutto da capo e a volte un Sì lo trovo. Spesso non succede, invece, allora gli dico che non so cosa dargli e inizio a prepararmi.
Lele inizia a piangere e mi segue e comincia a dire “Mamma, oazione” (trad. colazione) e mi dice cosa vuole. Glielo preparo e vado a vestirmi.
Finita la colazione bisogna vestirsi e qui inizia una sorta di balletto: preparo le cose in bagno, cerco di attirarlo lì e inizio a spogliarlo, una volta nudo e mentre io cerco di mettere in qualche luogo sicuro il pannolino puzzolente, lui scappa.
Lo vado a recuperare, ma lui nel frattempo ha perso le ossa , cioè diventa tutto molle e fai una fatica immane a tenerlo in braccio. Cerco di riportarlo in bagno, ma quando lo appoggio per terra, riacquista la capacità motoria e scappa di nuovo. Allora, prendo i vestiti e lo seguo, cerco di vestirlo mentre si arrampica sul letto, si nasconde dentro l’armadio, si infila dietro il tavolo della cucina.
Finita quest’operazione, io sono incavolata come una iena e puzzo come una capra (con tutto il rispetto per entrambi gli animali).
Alle 9 finalmente siamo al nido e io sono stanca come se fossero già le 9 di sera.
Non ho ancora trovato un modo efficiente per fare tutto questo in serenità. Anche perché TUTTE le mattine la storia si ripete e non sto esagerando.

Naturalmente nelle retrovie avete intravisto mio marito che tranquillamente si tira giù dal letto, fa la doccia, dice un assonnato “Ascolta la mamma” a Lele, si fa fare il caffè, mangia qualcosa, mi dà un bacio, dà un bacio a Lele e mi dice “Sei sempre incazzata alla mattina”. O__O

domenica 18 settembre 2011

T day a Bologna


Una settimana fa ci è arrivato via mail, da degli amici, l’invito a partecipare al T Day.
Non sapevo proprio che cosa fosse, anche perché noi abitiamo in provincia di Ferrara, per cui alcune notizia non superano la coltre di nebbia o le paludi che ci circondano!
Il T day è la chiusura di 3 strade principali nel cuore di Bologna (Via Ugo bassi, Via Rizzoli e Via dell’Indipendenza), che appunto formano una T e la conseguente apertura ai soli pedoni o ciclisti, rolleristi, sketers, ecc., per un weekend intero.
È una prova per vedere se chiudere il centro sempre, qualche volta, in occasioni particolari oppure mai. Il centro era pieno di artisti, di gruppi musicali, di piano bar, di concerti, i negozi erano tutti aperti e qualcuno fino a sera inoltrata (alle 21:30, quando noi abbiamo lasciato il centro, molti negozi erano ancora aperti).
Per chi come me ha vissuto una vita a Bologna, ha passato gli anni dell’università a scontrarsi con pedoni sotto i portici, inveire contro i motociclisti che passano dappertutto, rischiare la morte per aver messo un piede giù dal marciapiedi in una zona senza strisce pedonali, quello di ieri sembrava un sogno.
Era pieno di gente normale (no punk abbestia, gente strafatta o ubriaca e niente offerte di bici o Maria), bambini, gente in bici, bella musica e sembrava una mega festa.
Insomma abbiamo passato una bella serata e siamo andati via a malincuore, ma Lele era stanco e non volevamo tirare la corda.
Lui è rimasto affascinato da uno spettacolo con due artisti comici. Lo ha visto tutto dalle spalle del papi che se si ruotava un attimo per dirmi qualcosa o per guardarsi intorno veniva “sgridato” dall’alto “Papi, no vedo”.
L’evento è ancora in atto ma credo che stia piovendo anche lì, però, se qualcuno non sa cosa fare e considerando che Bologna è famosa anche per i portici, consiglio di fare un giro, anche solo per compilare il questionario e dire che è una bella iniziativa da non lasciare isolata.
Insomma W il TDAY!!!!